I VANTAGGI
DEL COOPERATIVE LEARNING. Parte 2
Alfredo Tifi
I.P.C.T. "Ivo Pannaggi",Via Capuzi, 40,
62100 – Macerata
tifi.alf@libero.it
Come
iniziare, poco a poco
Anche partendo dalle lezioni tradizionali si possono
avviare gradualmente strategie cooperative.
Col metodo degli appunti in differita: l'insegnante fornisce agli
allievi una mini-lezione (5 minuti) senza che siano presi appunti, così da
prestare la massima attenzione. Alla
fine gli allievi si riuniscono a coppie per stilare una lista delle parole
chiave e collegano queste in una mappa concettuale. L'insegnante chiama poi un allievo a illustrare la sintesi-analisi
del suo gruppo e un altro a valutare il lavoro.
In questa attività ci sono già tutte le principali
caratteristiche del C.L. e in più l'insegnante può iniziare ad apprezzare i
vantaggi che possono derivare dalla diversificazione delle risposte, dallo
sforzo sociale di costruire strutture logiche e sintattiche; al tempo stesso
l'insegnante si rende conto della debolezza e scarsa efficacia della lezione
"frontale".
Come
potenziare la responsabilità personale con il C.L.
Gli allievi pensano che l'apprendimento consista in
ciò che l'insegnante fa per loro, e non in un processo che attivano
intenzionalmente e per sé stessi.
Questa visione è maggiomente posseduta dagli allievi a scarso rendimento
scolastico: anche se stanno attenti e concentrati, sono carenti di
metacognizione (non si rendono conto che non stanno comprendendo, copiano
intere lavagne sul quaderno senza cambiare una virgola, ma non compiono
associazioni né inferenze, ecc.). Il
loro stato di "ricettività passiva", cioè senza monitoraggio ed elaborazione
autonoma, è da associare alla scarsa autostima che, a sua volta, si è generata
nel circolo vizioso della loro storia scolastica precedente.
L'insegnamento direttivo si basa sulla
"trasmissione" di informazioni e di procedure già
"confezionate" perché teme
una perdità di qualità dovuta all'affidamento allo studente delle
responsabilità di apprendimento e non tollera le imperfezioni che
necessariamente accompagnano la costruzione di significati dell'allievo. Non riconosce, nella metacognizione e
nell'abitudine allo studio dei processi
di pensiero, un fine in sé, in grado di compensare imperfezioni
nell'acquisizione dei contenuti. Gli
insegnanti direttivi sono convinti che, rinunciando alla certezza della loro
lezione frontale, "alla fine dell'anno i ragazzi non avranno capito
niente, non sapranno niente e avranno solo una grande confusione". Questo tipo di insegnamento invece condanna
gli allievi carenti a permanere nel loro atteggiamento improduttivo di
passività e dà il messaggio implicito che è l'insegnante che, facendo di tutto
per spiegare bene, dare aiuti, dettare appunti, interrogare spesso, ecc.
accentra su di sé tutte le responsabilità dell'apprendimento.
Dunque l'acquisizione di autonomia e responsabilità
dei processi di apprendimento non è solo una questione di maturazione
individuale, ma un prerequisito per lo stesso apprendimento. Le lezioni tradizionali sono destinate a far
regredire lo sviluppo della responsabilità individuale dell'apprendimento;
molti allievi vivaci, maturi e creativi nella vita di tutti i giorni, sembrano
avere le ali tarpate quando si trovano a scuola. È necessario un atto di coraggio da parte dell'insegnante e della
classe per ristabilire l'equilibrio delle responsabilità e dei ruoli
nell'insegnamento/apprendimento.
Il C.L. spezza tutte
le fasi dell'insegnamento di un'unità didattica in problemi, la cui risoluzione è affidata ai gruppi cooperativi con
tempi che possono andare dai 30 secondi ai 5 minuti. La sequenza è ordinata dal generale al particolare e dal globale
all'analitico; prima le idee e poi i termini; il processo di analisi deve
essere sempre accompagnato dallo studio delle relazioni tra le parti; per le
discipline scientifiche: il quantitativo segue il qualitativo; c'è poi un
ritorno conclusivo ad una reintegrazione analitica e sintetica della tematica
studiata. (Il mio elenco può essere
arricchito ulteriormente).
Problemi:
• per definire il campo o contesto (es.:
quale tipo di forza tiene uniti gli atomi?);
• per delimitare il campo (es.: quanti
ossidi esistono? A) >100, B) > 1000, C) > 100000);
• per costruire differenziazioni e classi
(es.: quanti tipi di ossidi esistono?);
• per riconoscere e mettere in risalto
novità o nuovi concetti (es.: qual è l'elemento di novità nel fenomeno
osservato (equilibrio chimico) rispetto alle normali reazioni complete?);
• per riconoscere relazioni tra le parti
(che relazione c'è tra carica nucleare residua e affinità elettronica?)
• per riconoscere problemi impliciti (es.
individuare una contraddizione apparente tra due affermazioni nella stessa
pagina del testo (non c'è qualcosa che non quadra a pag. X?); la necessità di
una procedura operativa (cosa occorre per applicare questo principio?);
• per verificare la comprensione di
concetti e di procedure;
• sperimentali, da affrontare in laboratorio
(es.: riconosci se l'ossido assegnato è acido, basico o anfotero);
• per riconoscere errori nel testo (es.
"a pag. X, nelle prime 4 righe manca qualcosa");
• per selezionare aspetti pertinenti da
quelli secondari (es. qual è la principale caratteristica dei legami chimici
secondari?);
• per costruire tabelle e schemi (es. H–H
e H–F: somiglianze/differenze);
• per mettere in sequenza tutti i concetti
correlabili ad uno dato (es. da cosa dipende l'elettronegatività?);
• per costruire mappe concettuali di un
argomento;
• per costruire mappe concettuali o
cartelloni dettagliati di tutta l'unità didattica.